Liberi finalmente! È la citazione di uno dei più celebri discorsi politici della storia, che, a sua volta, cita il vecchio spiritual con cui gli afroamericani celebravano il passaggio a miglior vita. In questo spettacolo concerto si incrocia il pensiero di due dei più illustri uomini di pace del '900: il pastore afroamericano Martin Luther King e Tich Nhat Hanh, il monaco zen vietnamita — da poco scomparso — esempio illustre delle più preziose virtù dell'etica buddista. Entrambi diventano i paladini de Lo Scalognato, il protagonista della pièce, un uomo ai margini, in condizioni di vita tanto misere da preferire la fine dei suoi giorni.
Il dramma si sviluppa in due parti. Nella prima si affonda nella mattina nera de Lo Scalognato un lungo monologo, rielaborato in chiave paradossale dal poema The Deadnick di Ted Joans, artista della beat generation. La seconda parte si apre sulle visioni in Technicolor de Lo Scalognato, in seguito al colpo alla testa ricevuto dal poliziotto entratogli in casa. Da qui appare il coro che, attraverso la parodia delle apparizioni che si ricevono una volta lasciato il corpo e intonando vecchi spirituals, guida il protagonista ad una graduale pacificazione e al riconoscimento dei mostri che abitano la sua mente. Fino a raggiungere uno stato di pace che ridona la coscienza a Lo Scalognato.
