Torino, città mito dell'Industria; città culla del cinema italiano. Il cinema in pochissimo tempo ha rivoluzionato il modo di raccontare, la fabbrica ha rivoluzionato il modo di concepire il mondo. Due "rivoluzioni" così diverse che hanno provocato grandi ripercussioni sulla vita degli uomini. Due rivoluzioni nate, in Italia, entrambe a Torino. La città che aveva costruito la propria forza sulle sue fabbriche e che oggi si trova di fronte a interrogativi e a nuovi modelli di sviluppo da intraprendere, in bilico tra un orgoglioso passato operaio e un avvenire ancora difficile da individuare. Sul suo territorio rimangono ancora alcune antiche cattedrali del lavoro da riconvertire, abbattere, conservare? In una di queste, negli ex stabilimenti ILVA, ambientiamo Fantasmi d'Acciaio.
Un evento-spettacolo che utilizza e contamina i linguaggi del teatro e del cinema per ripercorrere ed evocare quella che fu la fabbrica del novecento e la sua trasformazione, per raccontare gli uomini, il lavoro, i miti, le miserie e le contraddizioni che segnarono la città e l'industria. È un racconto sinfonico che si esprime e procede attraverso diversi strumenti espressivi, utilizzando i materiali della forgia: il ferro, il fuoco e l'acqua, per rappresentare una realtà complessa, multiforme, contraddittoria, così com'è complessa la vita di una fabbrica. Il passato, il presente e il futuro intrecciano le loro vicende in un luogo che tutti li comprende, nel suo luogo naturale, all'interno di un'antica "cattedrale del lavoro", colta nel momento estremo: quando cessa di esistere, quando è pronta per essere trasformata; ma c'è ancora una notte, una notte di tempo per raccontare l'epopea della città/fabbrica prima che scompaia.
