diretto da Beppe Rosso
ideato e realizzato da A.C.T.I. – Teatri Indipendenti,
prodotto dalla Città di Torino, con il sostegno del Sistema Teatro Torino e della Fondazione Teatro Stabile Torino e con la collaborazione del Laboratorio permanente di ricerca sull’arte dell’attore

Testi redatti da Filippo Taricco, Marco Revelli, Remo Rostagno, Beppe Rosso
con la collaborazione di Luca Rastello

Immagini cinematografiche curate da Armando Ceste
Coordinamento artistico e aiuto regia Paola Zecca
con Virgilio Biei, Pasquale Buonarota, Domenico Castaldo, Fabrizio Pagella, Elisabetta Pogliani, Arianna Scommegna, Rosario Sparno, Irene Zagrebelsky
con la partecipazione di Paolo Dalla Zonca, Camilla Barbarito, Dario Benedetto, Lisandro Caligaris, Elena Cavallo, Piero Greco, Saulo Lucci, Carolina Khoury, Francesca Netto, Carlo Nigra, Margherita Ortolani, Fabiana Ricca, Paola Tortora

Acrobate Claudia Conti, Maurizia Lacqua, Ludovica Zoina
Movimenti scenici Laura Valli
Training fisico Domenico Castaldo

Presentazione

Torino, città mito dell’Industria; città culla del cinema italiano. Il cinema in pochissimo tempo ha rivoluzionato il modo di raccontare, la fabbrica ha rivoluzionato il modo di concepire il mondo. Due “rivoluzioni” così diverse che hanno provocato grandi ripercussioni sulla vita degli uomini. Due rivoluzioni nate, in Italia, entrambe a Torino. La città che aveva costruito la propria forza sulle sue fabbriche e che oggi si trova di fronte a interrogativi e a nuovi modelli di sviluppo da intraprendere, in bilico tra un orgoglioso passato operaio e un avvenire ancora difficile da individuare. Sul suo territorio rimangono ancora alcune antiche cattedrali del lavoro da riconvertire, abbattere, conservare? In una di queste, negli ex stabilimenti ILVA, ambientiamo Fantasmi d’Acciaio.

Un evento-spettacolo che utilizza e contamina i linguaggi del teatro e del cinema per ripercorrere ed evocare quella che fu la fabbrica del novecento e la sua trasformazione, per raccontare gli uomini, il lavoro, i miti, le miserie e le contraddizioni che segnarono la città e l’industria. E’ un racconto sinfonico che si esprime e procede attraverso diversi strumenti espressivi,  utilizzando i materiali della forgia: il ferro, il fuoco e l’acqua, per rappresentare una realtà complessa, multiforme, contraddittoria, così com’è complessa la vita di una fabbrica. Il passato, il presente e il futuro intrecciano le loro vicende in un luogo che tutti li comprende, nel suo luogo naturale,  all’interno di un’antica “cattedrale del lavoro”, colta nel momento estremo: quando cessa di esistere, quando è pronta per essere trasformata; ma c’è ancora una notte, una notte di tempo per raccontare l’epopea della città /fabbrica prima che scompaia.